I 4 Casali adibiti alla ricezione sono autonomi ma abbastanza vicini da poter essere utilizzati da gruppi numerosi che non vogliono rinunciare alla privacy.
Il quinto Casale è di servizio: custodia, giardinaggio, lavanderia, stireria e foresteria - con bagno annesso – adatta ad ospitare n. 4 persone, in caso di eventuale personale al seguito degli ospiti.
Ogni Casale è servito di parcheggio riservato e gratuito.
In totale 25 posti letto, più 6 in divaniletto, più 4 in foresteria.
Il primo casale, Casa Molajoni, di circa 350mq si sviluppa su tre piani: un ampio salone con camino, una sala da pranzo anch'essa con camino, una cucina con dispensa, una camera da letto doppia, ed un bagno, al piano terra; tre camere da letto con bagno en-suite, due delle quali dotate di splendidi caminetti, al primo piano; due sale giochi, una con un bellissimo biliardo ed un'altra sala attrezzata con tavoli da gioco per tornei di bridge/ burraco, al secondo piano, dove si trova anche una zona con divanoletto “di emergenza”, con bagno. In totale il casale è dotato di cinque bagni.
La taverna con grande camino, dotata di enorme tavolo con oltre 24 posti a sedere, con cucinino e bagno, e la cantina si trovano nella parte sottostante il piano terra del casale.
All’esterno un’ampia terrazza dotata di forno a legna e tavolo in pietra da 14 posti a sedere.
Il secondo casale, La Torre, di circa 250mq, si avvale, al piano terra, di un grande salone con un bellissimo camino, di una sala da pranzo con splendido tavolo con 16 sedute e camino/barbecue, servito da angolo accessori e lavabo in rame, di una cucina accessoriata anche da un forno a legna, di un bagno e di una camera matrimoniale; al primo piano si trova la suite padronale, formata da camera da letto, zona guardaroba, zona relax e bagno con vasca idromassaggio; al secondo piano si trovano 2 camere da letto, una matrimoniale e una singola, ed un bagno doppio.
L' ampia zona esterna è attrezzata anche con barbecue e affaccia sul "vicolo dell'amore" che costeggia il corso del Rio Chiaro.
Il terzo casale, Il Granaio, di circa 100mq, è dotato di un salone con camino con zona living e zona pranzo, e di una cucina al piano terra, di due camere da letto ed un bagno doppio al primo piano. Molto ampia e piacevole la zona esterna che affaccia da una parte sull'uliveto e dall'altra sul Rio Chiaro.
Il quarto casale, Il Mulino, di circa 150mq è collocato proprio sul margine del Rio Chiaro, su cui affacciano 2 camere da letto, una matrimoniale ed una doppia con letti a castello, e un bagno; al piano terra, si trovano un salone con camino con zona living e zona pranzo, ed una cucina; il primo piano è composto da una camera da letto matrimoniale con bagno en-suite. L'area esterna si sviluppa sui tre lati del casale ed è attrezzata.
Vicino al Mulino si trovano tre grotte scavate nel tufo, probabilmente di epoca etrusca.
Dalle
ricerche storiografiche sono emersi interessanti collegamenti che ci riportano
alla Ferriera di oggi. Per prima la famiglia Molajoni che si trasferì a Roma
negli ultimi anni del'500, con i fratelli Stefano ed Agostino.
Il più noto dei loro discendenti, Girolamo, nominato gentiluomo d'onore
del cardinale Giuseppe Doria, fu segretario di stato di Pio VII.
Il figlio di lui, primogenito, acquisto' un fondo, chiamato in seguito la
Ferriera, vicino Castel Cellesi, a circa 10 miglia da Viterbo.
La Ferriera confinava con la zona del castello delle Cuccumelle, andato
distrutto, che faceva parte del Gran Ducato di Orvieto.
Sempre vicino c'è il Castello di Celleno, tuttora esistente, dove si
trovano le spoglie del noto artista Enrico Castellani, che del Castel aveva
fatto il suo studio privato.
Celleno affonda le sue radici nella civiltà etrusca, mediatrice di quella
greca e infatti nella mitologia greca, Celleno era una delle tre Arpie insieme
a Aello e Ocipete.
Lo stemma attuale di Celleno infatti riassume tutte le caratteristiche
dell'Arpia...
Ritornando a Vincenzo Molajoni, costui è ricordato per aver
scoperto, nel suo podere della Ferriera, un materiale ferrugginoso e per aver
ivi sperimentato e innovato una macchina estrattiva per opifici.
Rimise in funzione alla Ferriera un vecchio impianto con molla ad olio e
ne realizzò uno nuovo, sempre lungo le cascatelle del Rio chiaro che bagna la
tenuta.
L'iniziativa più importante di Vincenzo fu la produzione di tipo
siderurgico e soprattutto di aver iniziato la produzione e lavorazione della
canapa.La canapa di Viterbo era considerata infatti tra le più robuste e
morbide in Italia e all'estero.
La vita alla Ferriera proseguì, per molti anni, tranquilla e operosa
sempre sotto la gestione dei Molajoni, fino a che, pervenuta la proprietà nelle
mani degli eredi di un altro Vincenzo, medico radiologo a Roma, fu venduta a
due romani: il dottor Gian Franco Gianello e il dottor Enzo Mei.
Questi proprietari, nel 1994 cominciarono a ripristinare le bellezze di
una volta, facendo lavori di bonifica, ristrutturando i quattro edifici, ormai
quasi inesistenti, e costruendo una nuova casa per dei custodi, di cui uno
aveva addirittura lavorato nella antica miniera di ferro dei Molajoni.
In seguito però, dopo alcuni anni di totale abbandono della proprietà,
questa è giunta in possesso di due professionisti siciliani che, innamoratisi
della bellezza di questi luoghi, si sono adoperati e si adoperano per il
ripristino e la cura costante di giardini, colture e casali.....
La storia continua............
Celleno è un piccolo ed affascinante borgo fantasma, suggestiva cornice di ruderi e antiche memorie con uno stupendo affaccio sul paesaggio circostante. Si erge su uno sperone di tufo tra due torrenti che sfociano verso il Tevere, in un seducente paesaggio nel cuore della Teverina.
Il lago di Bolsena, quinto per dimensioni in Italia, si trova nell’alto Lazio, al confine con Umbria e Toscana, nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio. I centri abitati, ricchi di storia, sia sulle rive che sui crinali dei monti Volsini, sono molti.
Il territorio dell'area protetta si estende sulla caldera vulcanica di Vico, le cui pendici ospitano un esteso manto forestale. Quello di Vico è uno dei laghi più belli del Lazio e dell'Italia centrale.
Il Parco dei Mostri, noto anche con il nome Sacro Bosco di Bomarzo, fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, allo scopo di "sol per sfogare il core" rotto (?) per la morte della moglie Giulia Farnese ..
Visitare Bagnoregio è sicuramente una delle esperienze più entusiasmanti che è possibile fare nel territorio della Tuscia. La bellezza della sua Civita, nota come “la città che muore”, rende questo piccolo comune del Viterbese una meta ambita dal turismo nazionale e internazionale.
ll termalismo nel Lazio ed in tutte le regioni dominate dall’Impero Romano, ha origini antichissime, furono infatti gli Etruschi per primi e poi i Romani a scoprire le straordinarie proprietà benefiche e curative delle acque termali ed a creare i primi bagni pubblici, luoghi di incontro e fulcro della vita sociale e politica.
Le Terme dei Papi sono le più antiche della città di Viterbo, devono il loro nome alla figura di Papa Niccolò V. Il Pontefice infatti amava a tal punto queste terme e le loro proprietà curative che nel 1450 commissionò la costruzione di un palazzo, per potervi soggiornare in qualsiasi momento volesse, che prese il nome di “Bagno del Papa”.